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Amarcord: 1° Abu Dhabi Classic 2007

L’attesa per il primo rally della stagione è ancora lunga e quindi ritorniamo indietro di qualche anno per ritrovare il racconto di un rally storico “opera unica” svoltosi nel 2007. Si tratta del 1° Abu Dhabi Classic ed ho rispolverato il resoconto che Sonia Borghese inviò al ritorno da quell’avventura.

Per le feste di Natale, i nostri amici Alberto ed Elisa Barbieri ci hanno mandato il seguente messaggio: “Abu Dhabi, emiro, favola, 1000 e una notte, tenda, beduino, danza del ventre, arabo, dune, oasi. In attesa di un racconto che contenga queste parole, auguriamo buon anno”
Eccoli accontentati.
L’allegra combriccola di italiani e sammarinesi è partita alla volta di Abu Dhabi ammaliata dal sontuoso programma del 1° classic rally valido per il Campionato FIA che prevedeva fin dalla prima serata l’accoglienza dell’emiro presso l’Emirates Palace Hotel (unico hotel al mondo classificato 7 stelle, al quale noi aggiungiamo anche una cometa dopo averlo visto, anche solo da curiosi), party in piscina, notti sotto la tenda nel deserto con spettacoli di danza del ventre, sontuose cerimonie di partenza ed arrivo nonché gala dinner sempre all’Emirates palace hotel.
La favola ha cominciato subito ad incrinarsi all’arrivo a Dubai alla vista dei tre pulmini da terzo mondo da 25 posti ciascuno in cui hanno dovuto stiparsi almeno 70 persone con tutti i rispettivi bagagli, valigioni e borsoni, per percorrere il tragitto di due ore fino agli alberghi.
Ma lo spettacolo di grattacieli ultramoderni, paradiso degli architetti, di grossi macchinoni e fuoristrada bianchi che il più piccolo aveva 5000 di cilindrata, del lusso che traspariva dalla cura dei giardini, dei sottopassaggi rifiniti a mosaico, dall’arredo urbano, faceva comunque pensare a racconti da 1000 e una notte in cui moderni sceicchi arabi non sanno proprio più come spendere le proprie fortune derivanti dall’oro nero, creando nel nulla oasi di tecnologie avanzatissime.
La serata di benvenuto all’Emirates Palace si è trasformata in una festa all’aperto in piscina con temperature intorno ai dieci gradi fortunatamente allietata dai biscotti arrivati dall’Italia tramite l’ing. Cifaldi per l’occasione convertito in addetto alle relazioni con i concorrenti.
L’impatto con le dune del deserto è avvenuto la seconda sera quando siamo stati ospitati nelle tende dei beduini trasportati su potenti jeep da autisti locali che hanno fatto passare dei brividi anche a provetti piloti di rally non abituati a stare a guardare inermi cosa combina chi guida.
I brividi sono continuati quando giovedì si sono presentati i “trucks” che avrebbero dovuto trasportare tutto il materiale dell’assistenza al parco previsto nei pressi del villaggio di Sweihan, di cui uno probabilmente utilizzato in epoche antiche per trasportare manovalanza a costo zero e dalle sponde saldate che non consentivano nemmeno il carico delle casse. Momenti di panico da parte dei meccanici che hanno rifiutato il trasporto in quelle condizioni e grave imbarazzo da parte dell’organizzazione che ha risolto come poteva l’intoppo facendo recapitare in qualche modo il materiale a destinazione.
L’avventura delle prove speciali nel deserto ha messo a dura prova equipaggi e vetture sin dai primi chilometri sulla sabbia che ha ben presto invaso motori ed abitacoli ed ha intrappolato diverse macchine che venivano soccorse e liberate dai mezzi dell’organizzazione presenti sul percorso.
Le difficoltà erano poi moltiplicate dall’accecante luce che confondeva le linee del paesaggio e costringeva i piloti ad una continua tensione nella ricerca del percorso davanti al proprio naso aiutati come potevano dai navigatori che cercavano di orientarsi anticipando mentalmente la lettura delle note allo scopo di individuare per tempo la giusta direzione, con velocità che superavano la media dei cento chilometri all’ora in tutte le prove speciali, con punte anche di quasi duecento, per le macchine più potenti.
Senza contare le tremende sollecitazioni che hanno dovuto subire i mezzi e che hanno costretto preparatori e meccanici ad interventi miracolosi. Si è però creato un grande spirito di squadra che ha coinvolto tutti gli equipaggi del gruppo, tanto che è stata anche decretata la nascita della prima Nazionale Italiana Assistenze.
Nonostante gli sforzi profusi, molte sono state le vittime anche illustri del deserto, ma alla fine i sopravvissuti hanno sicuramente provato una gioia indescrivibile a portare a termine l’impresa anche se hanno dovuto aspettare quasi due ore il montaggio del palco d’arrivo in un parcheggio dell’Ikea (!!!) prima di concludere le loro fatiche.
Comunque, a parte tutti gli inconvenienti ed il mancato rispetto, in peggio, del programma stabilito dall’organizzazione, è stata sicuramente un’esperienza unica, affascinante, appagante, per cui si può dire con orgoglio: io c’ero.

L’immagine era stata inviata dalla Rododendri Historic Rally

Rallysmedia

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