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Gli ultimi cinque secondi, quelli decisivi prima dello start della Prova Speciale; quelli che raddoppiavano il batticuore, quando a scandirli era la mano del cronometrista e non il semaforo.
Gli ultimi cinque secondi: ma il verde non scatta.
Prova sospesa? Sembra proprio così; anzi no: annullata.
Ecco, oggi la situazione del mondo dei rally storici la vedo – purtroppo – così. Una situazione incredibile e surreale; inaspettata dopo che la stagione si era messa in moto proprio mentre arrivavano i primi segnali dell’allarme del virus Covid-19. In Italia e quasi in tutto il mondo l’automobilismo si è dovuto fermare, a partire dalla categoria “regina: la Formula Uno.
Gare rinviate a data da destinarsi, ma che senza tanti giri di parole, quelle date saranno difficili se non impossibili da trovare. Almeno per il 2020.
Si potrebbe leggere come pessimismo in un momento in cui servirebbe un sentimento opposto. No, è solo essere realisti. E per spiegarlo in modo semplice ed efficace, basta pensare ad un elemento fondamentale per le gare automobilistiche: il piano sanitario. Prendiamo un rally come il Valsugana Historic che era in programma il 25 aprile prossimo: lo scorso anno necessitò di una decina di ambulanze, con relativo equipaggio. Stante l’attuale situazione a livello nazionale, credo sia superfluo ogni altro dettaglio per capire che fino a quando questo aspetto non tornerà alla normalità, sarà impossibile pensare di rivedere quel semaforo diventare verde. Senza dimenticare gli altri lati comunque fondamentali, come quelli amministrativi e burocratici (autorizzazioni, logistica, ecc…), la perdita degli sponsor, e non ultimo l’inevitabile calo degli iscritti.
Un mondo che, agli occhi dei più, può esser visto come “superfluo”, ma che dava da lavorare ad indotto non indifferente: preparatori, gommisti, noleggiatori; ma anche aziende specializzate nel motorsport, fotografi, giornalisti e produttori video.
Un mondo che – e lo ribadisco – non sapremo quando potrà rimettersi in moto e se ci riuscirà, lo farà in modo parziale. Spariranno manifestazioni, blasonate o nate da poco, equipaggi “veterani”, ma anche quelli che avevano appena finito di prepararsi nel garage di casa, l’agognata «macchina da corsa», a costo di chissà quali sacrifici.
Subito dopo la fine della seconda guerra mondiale l’automobilismo riuscì a rimettersi in moto come tutta la Nazione: già nel 1947 la 1000 Miglia riprese a scrivere la leggenda. Ma erano altri tempi: un artigiano poteva adattare la meccanica di una “Topolino” o di una “Balilla”, realizzare una vettura da corsa e, una volta pennellati i numeri sulle fiancate, schierarsi al via affidando la propria incolumità ad una cuffia di pelle ed un paio di occhialoni da aviatore.
Pure la rievocazione storica della 1000 Miglia è stata rinviata ad ottobre; da anni si disputa con la formula della regolarità e a mio avviso, forse saranno queste le gare automobilistiche che per prime riusciranno a ripartire. Ma per chi è abituato all’adrenalina della velocità, ammesso che abbia anche la mente “libera” per pensare alle corse, non potrà esser la soluzione. Come per un amante del caffè, non era la stessa cosa dover sorbire la “Miscela Leone” o il “Vero Frank” durante e dopo la guerra.

andrea zanovello

azetamedia

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